Allarme terapie intensive, dieci Regioni a rischio

1 settimana fa
16 Ottobre 2020
di redazione

Diverso il monitoraggio del ministero della Salute e Iss che dà invece il dato delle Regioni con un rischio definito alto per la tenuta delle terapie intensive: si tratta di Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta.

Secondo il monitoraggio hanno una probabilità di superare la soglia del 30% delle terapie intensive occupate da pazienti Covid nel prossimo mese, da alta a massima. Le regioni segnalate con il livello più alto di rischio per questo parametro sono la Lombardia e la Liguria.

Aumentano i positivi al Covid-19 ricoverati allo Spallanzani di Roma, che oggi superano quota 200. Secondo quanto si è appreso, nell’istituto al momento la capienza è al 60-70%.

La situazione allo Spallanzani – a quanto riferito – però è gestibile visto il lavoro di implementazione e riorganizzazione dei posti letto messo in opera nei mesi scorsi dall’Istituto proprio per prepararsi all’eventualità di una seconda ondata in autunno

L’Umbria, che nella prima fase della pandemia era stata relativamente risparmiata dai contagi e aveva avuto a lungo un numero minimo di malati e nessun problema negli ospedali, ora è invece tra le dieci regioni a rischio.

Ieri il valore dell’indice di trasmissibilità Rt era sopra 1,4, con il record assoluto di casi positivi accertati nella regione in un solo giorno, 263, l’87% in più del dato di mercoledì, secondo quanto riporta il sito della Regione (4.012 i contagi dall’inizio della pandemia). Rimangono però stabili i ricoverati in intensiva, 12, mentre passano da 83 a 86 i malati Covid complessivi negli ospedali.

In Sardegna, invece, dopo il lieve calo di mercoledì, ieri nell’isola c’è stata una nuova impennata della curva dei contagi, che sono 186. Nell’ultimo report dell’Unità di crisi regionale si conta anche una nuova vittima, 169 in tutto.

La pressione sugli ospedali cresce, con oltre 200 ricoverati, tanto che l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu, ha annunciato l’istituzione di un ospedale da campo a Nuoro (tra le province più colpite) e la riapertura dei reparti Covid nelle strutture private del Policlinico Sassarese e del Mater Olbia, accanto all’aumento dei posti letto a Cagliari e Sassari.

Nell’emergenza, ieri a tarda serata, come ormai costume, il presidente della Regione Christian Solinas ha diramato un’ordinanza sullo smaltimento dei rifiuti domestici delle persone in quarantena, non proprio tra le misure più impellenti.

Anche in Puglia la situazione delle terapie intensive è a rischio: Gimbe nella sua ultima rilevazione evidenzia come in Puglia ci sia stato

“Ci troviamo in una situazione di allerta in tutte le Regioni perchè si rischia, nel breve termine, una saturazione dei posti Covid se il trend dei contagi non si modificherà”. È il quadro delineato dal presidente nazionale dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani-emergenza area critica (Aaroi-Emac), Alessandro Vergallo. Nelle Terapie intensive, avverte, “la pressione sta crescendo e iniziamo a vivere la paura che si possa tornare alla situazione drammatica della prima fase epidemica”.

Walter Ricciardi, consigliere del ministro della salute per l’emergenza Covid  e ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di medicina della Cattolica di Roma, spiega che “data la situazione molto grave di circolazione del virus, abbiamo indicato chiusure mirate nelle regioni con altissima circolazione del Sars-Cov2 finalizzate a consentire lo svolgimento delle attività scolastiche e produttive.

Le chiusure, nelle zone dove l’indice di contagio è superiore a 1, dovranno riguardare punti di aggregazione come circoli, palestre, ed esercizi commerciali non essenziali. Mentre lo smart working dovrebe diventare la forma ordinaria di lavoro in tutto il Paese. Punto cruciale è la sicurezza nei mezzi di trasporto pubblico e il loro rafforzamento”.

Poi aggiunge: “Le Asl non sono più in grado di tracciare i contagi, quindi la strategia di contenimento del virus non sta funzionando. Questo è dovuto a due fenomeni in atto in molte regioni: il mancato o ritardato rafforzamento dei Dipartimenti di prevenzione (basso numero di medici igienisti a disposizione) e ai migliaia di focolai in atto. La situazione è molto grave, le regioni stanno andando verso la perdita del controllo dei contagi. Il contact tracing non sta funzionando né manualmente, con le interviste ai positivi al virus sui loro contatti, né tecnologicamente con l’app Immuni”.

“Se i contagi dovessero ulteriormente aumentare, per non far perdere l’anno scolastico ai ragazzi” le soluzioni sono due: “O si introduce la didattica a distanza, parziale o totale per coloro che hanno necessità, oppure si differenziano gli orari della scuola”. Così Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni a Mattino 5. “Se gli orari scolastici vengono distribuiti in maniera più spalmata sull’arco della mattina e del pomeriggio – ha aggiunto – diminuisci la pressione su coloro che devono essere portati a scuola e riportati a casa”.

Fonte: Repubblica.it