Caso Djokovic, l’Australia attacca: “L’esenzione al vaccino non è valida”

4 mesi fa
9 Gennaio 2022
di redazione

ROMA. Continua a far discutere il caso Djokovic vs Australia.

 A mezzanotte, ora italiana, scatta l’udienza per il ricorso presentato da Novak Djokovic contro la revoca del visto che gli era stato inizialmente promesso da “Tennis Australia” e concesso dallo Stato di Victoria per entrare in Oceania con una speciale esenzione dal vaccino anti Covid-19. Il Governo australiano ha respinto, infatti, la richiesta di rinvio dell’udienza che avevano avanzato gli avvocati del numero uno del tennis mondiale. In più, nei documenti depositati in Tribunale, sempre dal Governo australiano, si leggono parole dure e chiare:

“L’esenzione non dà la garanzia di entrare in Australia. E non ci sono prove di un grave problema di salute”. Lo stesso Governo non avrebbe mai rassicurato Djokovic che “l’esenzione medica che ha dichiarato di aver ottenuto per entrare in Australia senza una completa vaccinazione contro il Covid-19 sarebbe stata accettata”.

Questa la tesi centrale che emerge dai documenti depositati alla Federal and Family Court dove, con diretta streaming, inizierà la discussione sulla revoca del visto del serbo.

La difesa del numero 1 del mondo avrà fino a due ore per presentare le sue tesi. Poi dalle 15 ora locale, le cinque del mattino in Italia, il Governo avrà lo stesso tempo per sostenere le proprie.

Nelle 15 pagine depositate in tribunale, il Governo contesta il principio stesso su cui si basa la difesa di Djokovic. Ovvero che avesse il diritto di entrare in Australia sulla base dell’esenzione garantita dai medici scelti dallo Stato di Victoria e dell’email arrivata dopo aver compilato l’Australian Travel Declaration in cui il Department of Home Affairs confermava che il serbo avesse i requisiti legali per entrare in Australia senza quarantena.

“Non esiste una garanzia di ingresso in Australia per un cittadino straniero. Esistono dei criteri, delle condizioni per entrare nel Paese e delle ragioni per rifiutare o cancellare un visto”, si legge nel documento presentato dal Governo australiano in Tribunale.

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