Infermiera napoletana positiva a Pisa, lo sfogo: “Il Covid esiste, mai dare nulla per scontato”

2 settimane fa
12 Novembre 2020
di redazione

La commovente denuncia  un’infermiera napoletana che lavora all’ospedale le Scotte a Siena. Ecco le sue sensazioni dopo essere risultata positiva al Coronavirus.

Diario di un’ infermiera: «Ebbene si ho contratto  anch’io il nuovo Coronavirus. Allora esiste! Soltanto adesso che lo vivo sulla mia pelle me ne capacito, nonostante tutti i giorni mi sia ritrovata in prima linea ad effettuare tamponi e ad assistere pazienti positivi. Ed ora cosa faccio? Mi hanno comunicato ufficialmente l inizio della mia quarantena. E ti ritrovi d’un tratto a letto con un gran mal di testa e fissi la porta della stanza, ignara di quando potrai uscire.

Così, con scarse tecniche di autoconvincimento, mi ripeto che non ho dei sintomi così gravi, eppure inizia una stanchezza così profonda. Cazzo,dovevo fare la spesa! E ora? Nel frattempo chi è con te in casa è imprigionato, anch’egli deve sottoporsi a tutta la trafila… E pian piano ti senti esiliata dal mondo. Okay ora il dolore diventa infiltrante dalla testa passa a tutte le ossa, ora fatico persino ad andare al bagno, a parlare.

Poi scopri che non sei l’unico positivo in casa ed inizia il deserto, cala il gelo, tutti abbiamo difficoltà a comunicare, le uniche energie che ti restano le impieghi per parlare con l’esterno, per afferire con l’Asl, rispondere ai medici ed organizzare persino i rifiuti (anche la spazzatura segue un percorso a parte). Passano i giorni, anche grazie alla “vicinanza” di amici che diventano come ancore di salvezza, ti procurano i farmaci necessari e li lasciano fuori al giardino, chi pensa a farti la spesa…

E in tutto questo avrò fatto un pasto al giorno, un pò per la stanchezza , perché diventa un impresa anche stare in piedi ai fornelli e un pò perché col tempo non senti più il gusto e il profumo del cibo. Poi quando recuperi le forze, vai in doccia e ti accorgi che il bagnoschiuma non ha profumo. Diventi spettatore di un film in bianco e nero, dove puoi solo che guardare, nulla è più reale tangibile, si riduce la percezione di qualsiasi cosa intorno, e inizi a rimpiangere ciò che prima davi per scontato… La sensazione delle lenzuola pulite, il profumo di una doccia, la qualità dei cibi che prepari…

Così ti passa la voglia di agire “tanto nulla ha più lo stesso sapore”. Ci provo, vado in cucina e mi preparo qualcosa, ma niente , a stento distinguo il dolce dal salato, ed è tutto accompagnato da un retrogusto amaro, anche l’ acqua sembra avvelenata. Non ci penso, torno in stanza, respira, stai affrontando una battaglia che altri prima di te hanno affrontato già ed in condizioni peggiori.

Pensa a chi aveva un attività da mandare avanti, a chi è anziano e non ha le risorse e le possibilità per restare in contatto col mondo esterno. Inizi a pensare quanto questo virus sia invalidante e disumanizzante, cambia la vita di chi ti è attorno e ti modifica l’ intera comunicazione con l’ambiente circostante. Zero feedback, tu fai e non ti ritorna nulla, mandi input senza avere in cambio le sensazioni del gusto e dell’olfatto. Ti resta soltanto la vista,  malgrado la fotofobia accentuata dalla cefalea dopo l’ esposizione alla luce. Per non parlare della pelle spesso il virus può manifestarsi anche a livello cutaneo. E basta, guardo il mondo da un oblò e di tutto questo ho la certezza che nulla poi, un giorno, fra tanti tamponi negativi, darò così tanto per scontato…