La piramide di Sergio

1 anno fa
22 Marzo 2021
di redazione

da Wikipedia:

Tra il 1943 e il 1954 lo psicologo statunitense Abraham Maslow concepì il concetto di “Hierarchy of Needs” (gerarchia dei bisogni o necessità) e la divulgò nel libro Motivation and Personality del 1954. Questa scala di bisogni è suddivisa in cinque differenti livelli, dai più elementari (necessari alla sopravvivenza dell’individuo) ai più complessi (di carattere sociale). L’individuo si realizza passando per i vari stadi, i quali devono essere soddisfatti in modo progressivo. Questa scala è internazionalmente conosciuta come “piramide di Maslow”.

Sergio è un atleta/conversatore/intellettuale. La mattina è sul lungomare in tenuta ginnica. Verso pranzo, dopo aver conversato ossessivamente con chiunque gli sia capitato a tiro, lo si trova nei pressi della nostra università. Dove continua ad esibire la sua retorica di oratore colto. Nel pomeriggio rientra a casa nei pressi della Stazione Centrale e si dedica al suo studio: “La piramide capovolta”. Ha costruito vari modellini di piramide di Maslow, utilizzato i medesimi parametri, tranne che sperimenta per la stessa diverse posizioni.  Dato scontato di ogni solido è che, per restare in equilibrio, deve poggiare su una base. Una piramide che, invece, si poggia sul vertice alto è destinata a non avere staticità. Cade da un lato, poi dall’altro e, di volta in volta, modifica e tritura i concetti base di bisogno. Così l’individuo moderno ha talmente l’EGO dilatato che confonde continuamente i propri sogni dai propri bisogni. Anzi: la natura instabile della “piramide di Sergio” mette gli stessi bisogni primari (mangiare, ad esempio) in costante conflitto con altri bisogni apparentemente meno impellenti (il ritorno di Cavani al Napoli, ad esempio).

“La piramide è simbolo di solidità. Anche la piramide egizia ci torna alla mente come una struttura inamovibile ed eterna. Ma l’uomo contemporaneo non è più così.  Si nutre di se stesso, più che del mondo da cui è circondato e così finisce per entrare in una spirale autistica nella quale perde continuamente i propri obiettivi e, quindi, i propri desideri e, in fine, la comprensione esatta dei propri bisogni. Che cosa è la felicità? Non possiamo più definirla in modo stabile. Possiamo definire “felicità” la soddisfazione istantanea del desiderio che abbiamo in quel preciso momento in testa: che sia un caffè, una donna, una vincita al lotto, oppure la Pace nel mondo. La nostra personalissima piramide si capovolge di continuo e, di continuo, ridisegna la mappatura della nostra personalità. Condannandoci, alla fine dei conti, ad una squillante e circolare infelicità di massa. E’ vero: la fisica fa a pugni con la mia idea di una piramide capovolta: come fa a stare sulla punta?”

 Appunto. Poi perché la stazione è simbolo della tua teoria?

“Banalizzi. Tenti di condurmi su un piano di pettegolezzo accademico. In realtà è la relatività del tempo: 1 secondo o 10000 anni, la curva che rappresenta ogni equilibrio è identica. Se dilatiamo all’infinito il singolo secondo in cui la mia piramide è “statica”, abbiamo lo stesso identico fotogramma di una piramide che poggia sulla base. L’esistenza contemporanea è scomposta in singoli fotogrammi e, la naturale perdita di ogni equilibrio, è insita nella nostra esistenza. Così l’unico momento di pace per l’uomo occidentale è quando aspetta un treno. Non sa se è in ritardo o se farà ritardo durante il viaggio, ma c’è un attimo, un preciso e penetrante attimo, in cui riesce vagamente a percepire se stesso. Quella è l’unica felicità a noi concessa.”

 Sergio ha una cultura e una curiosità circolare. Si trattiene con venditori ambulanti o professori universitari con empatia, ma anche con una competenza profonda in ambiti diversissimi. Prova la sua personalissima piramide con barboni, prostitute, viaggiatori chic e commercianti. E’ come uno che tenta, mentre legge la mano ai passanti, di dire esattamente quello che uno vuole sentire o forse è.

di Luca Musella

 

 

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