L’allarme degli ospedali italiani: «Rischiamo pazienti sui marciapiedi»

2 settimane fa
10 Novembre 2020
di redazione

Dalla Lombardia al Piemonte. Da Como a Cuneo. La pressione sugli ospedali inizia a diventare difficilmente sostenibile. E i responsabili delle strutture e delle Asl non lo nascondono. Mentre in tutta la Lombardia i dati dell’ultimo bollettino danno conto di un incremento del rapporto positivi/tamponi, cresce in particolare l’allarme nelle zone delle zone tra ComoMonza e Varese Un «triangolo che sta subendo quello che è successo a Bergamo nella prima ondata. La situazione è al limite delle possibilità e del collasso», lamenta Claudio Zanon, direttore sanitario dell’Ospedale Valduce di Como. Ieri i nuovi contagi nella Regione sono stati 4.777, i decessi 99 (per un totale di 18.343 morti in regione dall’inizio della pandemia). Sono saliti i ricoveri sia in terapia intensiva (+20, 670) che negli altri reparti (+189, 6.414). Tra i nuovi casi positivi, 2.225 sono a Milano – 837 a Milano città – 874 a Monza e Brianza, 355 a Brescia e 226 a Como.

«In questo triangolo – ha spiegato Zanon in collegamento con l’Aria che Tira, su La7 – da circa un giorno alcuni pazienti vengono mandati in altre province lombarde. Com’è successo nella prima ondata, si cerca di darsi una mano l’uno con l’altro per evitare di arrivare al completo collasso degli ospedali. La situazione è ampiamente compromessa e molto difficile». Questo, ha sottolineato il direttore, «non significa che non continuiamo a fare il nostro dovere. Nel nostro ospedale stiamo cercando di continuare a dare un servizio anche per le altre patologie. Abbiamo passato mesi a dire che non doveva succedere più come nella prima ondata, così invece corriamo il rischio che qualcuno si faccia l’infarto o l’ictus a casa. Questo lo dobbiamo assolutamente evitare».

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